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GNU Free Documentation License Esso utilizza materiale tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetti_italiani_meridionali Cronologia http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dialetti_italiani_meridionali&action=history Dialetti italiani meridionaliDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'italiano meridionale, conosciuto anche come italiano alto-meridionale è un insieme di dialetti delle lingue romanze, della famiglia delle lingue indoeuropee. Nella classificazione ISO 639-3, i dialetti italiani meridionali compaiono raggruppati nella denominazione Lingua napoletana. Secondo una classificazione ormai consolidata sin dagli ultimi decenni del XIX secolo [1], il territorio dei dialetti alto-meridionali si estende dall'Adriatico al Tirreno e allo Jonio, e più precisamente dal corso del fiume Aso, a nord (nelle Marche meridionali, fra le provincie di Ascoli Piceno e Fermo)[2], fino a quello del fiume Coscile, a sud (nella Calabria settentrionale, provincia di Cosenza), e da una linea che unisce, approssimativamente, il Circeo ad Accumoli a nord-ovest, fino alla strada Taranto-Brindisi a sud-est. Questo territorio arriva ad includere otto regioni italiane, tre delle quali (Campania, Molise, Basilicata) per intero. Si tratta, ad eccezione delle Marche meridionali, delle terre appartenenti al Regno delle Due Sicilie. Per contro, nel territorio del Regno erano presenti anche alcuni dei dialetti oggi classificati come italiani mediani[3]. Questo gruppo comprende due aree dell'Abruzzo aquilano non contigue: la prima a nord e ovest dell'Aquila (inclusa); la seconda ad ovest di Avezzano (esclusa). Riassumendo, le articolazioni regionali dei dialetti italiani alto-meridionali sono le seguenti:
Caratteristiche comuni [modifica]La principale caratteristica fonetica utilizzata per separare i dialetti alto-meridionali da quelli mediani e meridionali estremi è l'indebolimento delle vocali non accentate (atone) e la loro riduzione alla vocale indistinta (rappresentata dai linguisti come ə o talvolta come ë). A nord della linea Circeo-Sora-Avezzano-L'Aquila-Accumoli-Aso, le vocali atone sono pronunciate chiaramente; a sud di questa linea già si presenta il suono ə, che si ritrova poi fino ai confini meridionali con le aree in cui i dialetti sono classificati come meridionali estremi, ossia alla linea Cetraro-Bisignano-Melissa. Secondo recenti studi (Avolio), l'indebolimento delle vocali atone non è l'unica caratteristica in grado di giustificare una separatezza effettiva dei dialetti alto-meridionali da quelli mediani. Sono da considerarsi tali i dialetti che presentano contemporaneamente i seguenti fenomeni.
Fonetica [modifica]
Fenomeni generali [modifica]
Morfologia [modifica]
Sintassi [modifica]
Lessico [modifica]Il prospetto che segue (Avolio, 1995) mette a confronto vocaboli napoletani, lucani centro-settentrionali e abruzzesi adriatici, con l'intento di mostrare la sostanziale unità lessicale dell'area meridionale. In realtà, molti di auesti termini sono comuni anche all'area mediana.
Sviluppi specifici regionali [modifica]
Fonetica [modifica]
Sistemi vocalici particolari [modifica]In una zona a cavallo del Massiccio del Pollino, fra i fiumi Agri e Crati detta Mittelzone o area Lausberg dai linguisti[4] (l'area include, ad esempio, Maratea, Valsinni e Trebisacce), il sistema vocalico equivalente a quello della Sardegna. Immediatamente a nord, nella Basilicata centrale, si estende un'area, detta Vorposten, con vocalismo equivalente a quello rumeno, evidente compromesso fra il sistema "sardo" a sud e quello "romanzo comune" a nord. A ovest e nord del Vorposten, si trova un sistema vocalico ancora diverso nell'area detta Randgebiet (ad esempio a Teggiano). Nel Cilento meridionale (ad esempio a Sala Consilina) si ritrova infine il sistema vocalico siciliano che caratterizza tutta la Calabria a sud del Crati.
Frangimenti vocalici [modifica]Questo fenomeno consiste nell'alterazione delle vocali toniche tanto nell'apertura quanto nel timbro, dando luogo a svariati esiti, dittonghi, palatalizzazioni, ecc. I frangimenti sono fenomeni guizzanti che interessano l'Abruzzo adriatico e meridionale, il Molise, la Puglia centro-settentrionale e le contigue aree della Basilicata, nonché alcuni dialetti ad ovest di Napoli, fra cui quelli di Pozzuoli ed alcuni dell'isola d'Ischia. I frangimenti riguardano tutte le vocali toniche (ad esempio, A: chènë 'cane' a Ortona, grònë 'grano' a Ruvo di Puglia, làinë 'lana' a Ceglie Messapica, sèanë 'sano' ad Agnone; I: camöçë 'camicia' a Sant'Omero, spünë a Pescocostanzo, farèinë 'farina' a Palena, vóitë 'vita' a Popoli, föilë 'filo' a Pozzuoli; U: lipë 'lupo' a Bellante, fàusë 'fuso' a Martina Franca, féusë 'fuso' a Palmoli, fóusë 'fuso' a Barletta; É: méisë 'mese' a Lucera, nàivë 'neve' a Pescasseroli, candòilë 'candela' a Fara San Martino; Ó: nëpóutë 'nipote' a Barletta, vàucë ' voce' a Forio).
Casi particolari di metafonesi [modifica]In diverse aree meridionali (ed anche mediane) si hanno casi particolari di metafonesi:
Isocronismo sillabico [modifica]In quasi tutta l'Italia meridionale orientale (Abruzzo adriatico, Molise orientale, Puglia centro-settentrionale e Basilicata nord-orientale), buona parte del sistema vocalico romanzo comune è stato successivamente alterato da una corrente linguistica che ha provocato l'apertura in è, ò delle vocali chiuse é, ó in sillaba complicata, ovvero nelle sillabe che terminano con una consonante, e la contemporanea chiusura in é, ó delle vocali aperte è, ò in sillaba libera, ovvero nelle sillabe che terminano con la vocale stessa. Questo fenomeno può essere anche parziale, limitato alla sola chiusura delle toniche aperte in sillaba libera, e presenta numerosi casi particolari, sovrapponendosi spesso ai frangimenti vocalici. Da qui la battuta (Avolio, 1995) per cui la frase italiana 'un poco di pollo', pronunciata da un napoletano un pòco di póllo in modo identico alla pronuncia standard italiana, suonerebbe in bocca, ad esempio, ad un foggiano, un póco di pòllo.
Propagginazione [modifica]Un fenomeno guizzante in Abruzzo, Molise, Campania nord-orientale, Basso Lazio, Basilicata e Calabria consiste nell'inserimento nella sillaba tonica, immediatamente prima della vocale accentata, della u (talvolta anche della i) della sillaba precedente (ad esempio, cuànë 'cane', nuàsë 'naso').
Casi particolari di vocalismo atono finale [modifica]L'esito in schwa delle vocali atone finali non è generale: in una fascia che parte dal Basso Lazio (ad esempio a Minturno) e dalla provincia di Caserta (ad esempio a Prata Sannita) e, attraverso l'Irpinia arriva al Cilento ed alla Basilicata sud-occidentale, si ha spesso -o e talvolta -u. Nel Cilento meridionale l'uso di -u è generalizzato, tanto che questo dialetto è classificato spesso come meridionale estremo piuttosto che come (alto)-meridionale.
Esiti della labiovelare secondaria [modifica]La labiovelare derivante dall'incontro di -CU e vocale latini (ad esempio it. questo < *(EC)CU(M) ISTU(M)) presenta tre esiti differenti:
Esiti di L, LL [modifica]Davanti ad -i, -u, le liquide l e ll palatalizzano in un'ampia area tirrenico-appenninica che comprende aree mediane e alto-meridionali nel Lazio meridionale, Abruzzo e Molise occidentali, Campania settentrionale (ad esempio, all' Aquila béjju 'bello' ma bèlla 'bella', a Mondragone cappiéglië 'cappello'). Gli stessi fonemi l e ll si sviluppano in suoni cacuminali (dd pronunciata con la punta della lingua leggermente retroflessa) in diversi dialetti del Beneventano, dell'Irpinia, della Capitanata, del Salernitano e del Cilento meridionale (ad esempio, auciéddë 'uccello'), oltreché nell'area meridionale estrema.
Conservazione di L dopo consonante [modifica]Questo fenomeno guizzante interessa l'Abruzzo centro-orientale (ad esempio, flòrë 'fiore', blànghë 'bianco', ma anche pràttë 'piatto').
Esiti di consonanti davanti a I semivocalico [modifica]
Morfologia [modifica]
Tripartizione dell'avverbio di modo 'così' [modifica]In area mediana, nel Lazio meridionale costiero e nell'Abruzzo occidentale (Marsica) si ha la tripartizione dell'avverbio di modo parallela a quella dei dimostrativi (ad esempio, ccoscì < (EC)CU(M) SIC 'così, in questo modo', ssoscì < (IP)SU(M) SIC 'in codesto modo', lloscì < (IL)LU(M) SIC 'in quel modo').
Mantenimento di -S e -T finali [modifica]Diversi dialetti dell'area Lausberg mantengono -S e -T finali nella coniugazione verbale, attraverso lo sviluppo di una vocale paragogica (ad esempio, ad Oriolo càntësë '(tu) canti', càntëdë (egli) canta', cantàtësë '(voi) cantate', a Maratea dàvati 'dava').
Irregolarità del presente indicativo [modifica]Nell'area mediani nei pressi dell'Aquila (esclusa) i verbi alla 6a persona dell'indicativo escono in -au (ad esempio, fau 'fanno', vau 'vanno').
Tipi arcaici del condiizonale presente [modifica]In tutto il Meridione sono presenti tipi arcaici del condizionale derivati dal piuccheperfetto indicativo latino (ad esempio, cantèra 'canterei', avèra 'avrei').
Oscillazione tra le coniugazioni [modifica]In diversi dialetti di Campania, Basso Lazio e Calabria settentrionale, alcuni verbi mostrano un'oscillazione nell'infinito fra la 4a coniugazione in I e la 3a in E (ad esempio, in napoletano rurmì/ròrmërë 'dormire', saglì/sàgliërë 'salire', trasì/tràsërë 'uscire'). Parallelamente, il participio in -uto proprio della 3a coniugazione è esteso a molti verbi della 4a (ad esempio, asciùtë 'uscito', fërnùtë 'finito', jùtë 'andato').
Sintassi [modifica]
Essere come ausiliare dei verbi transitivi [modifica]Molti dialetti di Abruzzo, Molise, con estensioni in Campania e nella zona di Bari presentano essere come ausiliare dei verbi transitivi, con l'eccezione della 3a e della 6a persona (ad esempio, a Crecchio sémë cërcàtë 'abbiamo cercato', sétë cërcàtë 'avete cercato', a Bari só vvìstë 'ho visto', sì ffàttë 'hai fatto').
Rapporto durativo [modifica]Il rapporto durativo è espresso nei dialetti mediani, di Abruzzo, Basso Lazio e parte del Molise da stare a ed infinito (ad esempio, chë stà a ddìcë? 'che sta dicendo?'); più a sud, si ricorre a stare e gerundio (ad esempio, chë stà facènnë? 'che sta facendo?').
Lessico [modifica]
Note [modifica]
Bibliografia [modifica]F. Avolio, Bommèsprə. Profilo linguistico dell'Italia centro-meridionale, Gerni, San Severo, 1995.
Voci correlate [modifica]
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